Le donne italiane? In quattro casi su dieci sono favorevoli ad avviare un’attività autonoma, soprattutto nel NordEst, e più in generale il 75% di loro ha un’opinione positiva del fenomeno. Però si frenano, perché mancano di fiducia e temono di non poter conciliare la carriera con gli impegni familiari.

E’ quanto risulta dalla ricerca di AmwayDonne e Imprese: esperienze a confronto’ realizzata da Gfk Eurisco e dall’Università di Monaco su un campione rappresentativo di 13.600 persone in 12 Paesi, e da cui emerge che in Italia gli uomini sono più propensi delle donne ad immaginarsi imprenditori – lo afferma il 66% del campione contro una percentuale dimezzata (31%) di donne altrettanto favorevoli.

Il motivo è presto spiegato: tra le italiane è opinione diffusa quella di non avere un adeguato background economico, le capacità o le conoscenze “giuste”, cui si aggiunge anche una scarsa offerta pubblica in materia di formazione. Il tutto mentre in Europa si registra negli ultimi anni un costante aumento di imprese al femminile. Un ruolo fondamentale , poi, sembra giocarlo il timore di non riuscire a conciliare la carriera con gli impegni famigliari, considerati prioritari dal 70% della popolazione femminile del Belpaese.

Tra le donne favorevoli a mettersi in proprio le motivazioni di scelta sono soprattutto da cercare nell’indipendenza (38,7%) che questa scelta può garantire e nella possibilità di autorealizzazione (35,4%). Al terzo posto, la compatibilità tra carriera e famiglia (26,5%), che, comunque, a domanda specifica risulta importante per l’universo femminile italiano: lo confermano infatti il 70% delle donne intervistate (73,7% nel caso delle donne del Nord Est). Dai risultati della ricerca emerge, infine, come la stragrande maggioranza delle donne (70%) consideri fondamentale la formazione e l’educazione finanziaria per intraprendere un’attività in proprio e come solo il 29% si senta adeguatamente preparata. Il 67,8% delle donne intervistate, inoltre, ritiene che l’offerta pubblica di tali programmi sia insufficiente.

Tra le proposte emerse durante la presentazione di questa ricerca, avvenuta ieri a Brescia, quella della senatrice Maria Ida Germontani: “Un nuovo strumento, gli women bond, potrebbe essere creato proprio per aiutare l’imprenditoria femminile, in particolare le mamme che vogliono rientrare nel mondo del lavoro e hanno un progetto da realizzare. Le imprese femminili, infatti, resistono e continuano a crescere: nel 2011 rappresentavano il 23,5% di quelle italiane e il loro numero continua a salire a ritmi superiori a quelli medi dell’imprenditoria nazionale”.