Oggi la seconda tappa e’ Kashan,

citta’ bellissima in cui il colore predominante e’ senza dubbio l’ocra, le case sono basse e disposte a perfette geometrie quadrate lungo tutta la città. La citta’ e’ caldissima e arrivando da fuori colpisce subito la periferia, squadrata, immobile, netta nel suo colore, senza nemmeno un albero. In effetti la citta’ si sviluppa a ridosso di un terreno desertico, spezzato da un’oasi che ha consentito la vita. Il centro infatti ha viali alberati, e anche qui come a Teheran (sara’ una particolarita’ dell’Iran) scorrono incessantemente in piccoli canali ruscelletti di acqua pulitissima ai bordi delle strade.

L’acqua non serve solo per innaffiare, ma insieme all’ombra di un albero, alla fine della giornata di lavoro, diventa un monumento al riposo e la gente si siede, i piedi pucciati nell’acqua, a chiacchierare. Oppure dispone di traverso una branda con sopra un tappeto, cosi’ da avere la musica acquatica intorno a se’, e beve, in compagnia, una tazza di teh con zucchero in cristalli lievemente aromatizzato allo zafferano.

Sono entrata in un giardino, che ho soprannominato giardino delle meraviglie (Giardino Dolatabad), uno splendido parco recintato da mura, attorno al quale si snodano geometricamente canali ricchi di acqua pura che sgorga. Inevitabile una camminata in questo labirinto in chiaro per rinfrescare i piedi e calmare i battiti del cuore.

Alla prossima….