Il blog di Viola Venturelli

Racconto storie. Parlo di Startup e Lavoro. Giornalismo e Marketing. Cibo e ambiente.E di ciò che mi passa per la testa.

Case e cucine da incubo… a Tabas!

A Tabas, citta’ costruita in mezzo al deserto, dove ogni albero e’ specchio di sofferenza ed e’ cresciuto a stento sotto un clima arso e assai difficile, ci troviamo inquesto albergo le cui stanze sono file di bungalows in muratura e una hall all’entrata. E’ un posto surreale, ogni camera ha due stanze, una cucina a gas e un bagno con turca senza sciaquone e un piccolo lavandino. I più fortunati hanno un frigorifero rotto e lercio nell’anticamera…

Devo ammettere che in un luogo che regala una media di cinquanta gradi per otto ore al giorno è già una conquista aver costruito questo posto.

Questo slideshow richiede JavaScript.

(Qualche foto tra il deserto e i luoghi del viaggio, volti persone e immagini)

Il panico raggiunge velocemente tutti i residenti quando ognuno nella propria stanza si rende conto che sta respirando nafta anziché ossigeno. I condizionatori vengono messi in funzione attraverso una caldaia che si alimenta a nafta sul retro del bungalow. Corro sul retro e la scena è a dir poco impressionante: una caldaia nera e gialla, incrostata che butta fuori un fumo nerissimo che viene filtrato dall’impianto di condizionamento insieme alla componente volatile della nafta stessa. La caldaia sembrava voler scoppiare da un momento all’altro e così eccoci tutti fuori, a cercare di evitare quella puzza letale e recandoci alla reception fantasma a cercare qualcuno che spegnesse quel marchingegno.. Nessuno! Ci hanno accolto, ci hanno dato gli asciugamani, e sono spariti abbandonandoci al deserto e alla desolazione tutt’intorno. Che situazione comica (o che incubo, decidete voi)!

Le camere sono state fonte di ilarità (o forse era la nafta!?) per almeno la restante metà del pomeriggio. Cucine a gas degli anni 50 (italiani) con la bombola che perdeva e i fornelli incrostati; bagni con residui di saponette sul pavimento della doccia, segnale inequivocabile che, chi sa quando, qualcun altro era passato di lì… Frigoriferi all’ingresso con interni gialli e neri, finestre senza alcun tipo di chiusura.. Potrei andare avanti ancora, per esempio raccontando che sul retro stavano parcheggiati due dromedari, qualche frigorifero inutilizzabile e, al di fuori del recinto, la struttura in cemento e ferro di un edificio cominciato e mai finito. Che ridere! Per inciso, la mattina dopo son stata la prima a salire sul pullmann (di solito un membro a turno della famiglia V. era cronicamente in ritardo, ci passavamo il testimone)… per la prima volta è stato rispettato l’orario di partenza al secondo spaccato! Alle 7.03 eravam già fuori.

Chiuso l’inciso, finisco di raccontare la nostra serata… Abbiamo mangiato in un ristorante in cui ci hanno servito il Chay (the) tardissimo per il semplice fatto (abbiamo dedotto) che non avevano da mangiare e hanno tergiversato mentre qualcuno di loro è andato a fare la spesa. Che giornata memorabile. Una volta tornati si è formato un gruppetto tra noi che voleva tirar più tardi possibile (vedi foto!) per non dormire nei bungalow maledetti… Abbiamo messo un tavolino e delle sedie in mezzo alla strada sterrata e alè, abbiamo giocato a carte! Noi donne ci siamo persino tolte il velo… Pur essendo la notte prima di San Lorenzo non ho avuto il coraggio di rimanere da sola ad aspettare una stella cadente, pur avendo pronto un desiderio da esprimere.. Sul retro c’era un cane, due dromedari ma soprattutto il mostro cattivo!!!

Eh che ci volete fare, il desiderio me lo sono tenuta e mica l’ho ancora espresso… Meglio, così si alimenta dell’attesa. Magari cambia anche perchè non era davvero importante. Viaggiare porta a volte a conclusioni inaspettate circa le preoccupazioni, i desideri o le valutazioni. Ciò che si credeva essere in un modo, si evolve seguendo il tracciato fisico del terreno e spunta all’improvviso mentre si visitando un caravasaraj, e ha tutto un sapore nuovo…

Alla prossima,

Viola

Questo slideshow richiede JavaScript.

(La foto con il pasdaran l’ho fatta nel retro del bazar di Esfahan… non so quanto ho rischiato in quel momento forse un taglio di gola ma si vede che il mio fascino – e mio padre di fianco – hanno avuto la meglio :s)

Informazioni su violaventurelli

Giornalista professionista e pr, si occupa di media, attualità, politica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30/08/2012 da in Me, Notizie, Storie, Viaggi con tag , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: