Il blog di Viola Venturelli

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In Galilea tra mine e bombardamenti in lontananza

Lasciata Betlemme, dove eravamo di nuovo senza acqua, eccomi a Nazareth dove, essendo territorio israeliano, di problemi con l’acqua non ce ne sono. A Betlemme la mancanza d’acqua, invece, è all’ordine della settimana: l’acqua si compra da Israele e si riempiono dei container sui tetti. Nel nostro condominio sette container devono soddisfare le esigenze di tredici appartamenti: ciò vuol dire sette giorni di autonomia di acqua e almeno tre giorni senza una goccia.

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A Nazareth si cambia vita. Primo: si torna a lavarsi con la doccia e non con l’acqua delle bottiglie. Secondo: si spostano le lancette dell’orologio un’ora avanti. Infatti se gli israeliani hanno già cambiato l’orario, i palestinesi non si sono ancora adeguati all’orario legale. Capite quando è difficile il rapporto tra i due popoli? Così anche un appuntamento da fissare diventa un problema! Terzo: cambiano le strade. Ci si dimentica la spazzatura, i bambini che giocano a tutte le ore in mezzo alle vie, gli sguardi fissi e insistenti su te “donna occidentale scoperta”. Non che a Nazareth non si percepisca quel stare eternamente sul chivalà di cui parla Grossman nei suoi libri. Quella sensazione di precarietà in Terra Santa ti accompagna sempre: quando cammini per strada, quando sei in macchina, quando visiti luoghi.

Ho scoperto che a Nazareth i nostri due appartamenti sono provvisti di camere blindate, due piccoli bunker. Nel 2001, dopo che un missile (probabilmente di hezbollah) ha colpito Haifa, infatti, è obbligatorio che i nuovi palazzi vengano costruiti con una stanza bunker. Vivere in una casa sapendo che hai una stanza bunker accanto non è molto incoraggiante.

Il percorso di Alice. Da Betlemme a Nazareth, prossima tappa.

Il percorso di Alice. Da Betlemme a Nazareth, prossima tappa. E una giornata di riprese a Tiberiade, tra cartelli con la scritta ‘Danger Mines’ e scoppi in lontananza (a 15km dal Lago Tiberiade c’è il confine con la Siria).

La giornata di oggi è stata molta dura. Dopo essere stati a fare delle riprese in un territorio pieno di cartelli con le scritte “DANGER MINES!” e dopo aver passato la mattina a chiedermi se avrei fatto un altro passo integra, siamo arrivati a Ippos, un luogo stupendo da cui si abbraccia con lo sguardo l’intera Tiberiade e il suo lago meraviglioso, le famose acque dove avrebbe camminato Gesù. Durante le registrazioni siamo stati sorpresi da un botto, un rumore stranissimo che in vita mia non avevo mai sentito: era il rumore dei bombardamenti.

A 15 km da Tiberiade, appena dietro alle nostre spalle, in Siria, c’era stato un attacco. Rendere l’idea del suono di un bombardamento a chi come me non lo ha mai sentito è davvero difficile: è un tonfo che sembra un tuono, ma il cui rumore ti fa rabbrividire, ti entra dentro senza che te lo dimentichi più.
Tornati nel centro di Tiberiade abbiamo saputo che in una zona del nord c’è stato un terremoto e probabilmente se ne prospetta un altro di grandi dimensioni. Insomma, non sembra esserci pace per queste zone e per questi territori incantevoli.

Informazioni su aliceannicchiarico

Giornalista pubblicista, classe '86, laureata in Lettere Moderne più per passione che per lungimiranza. Più di tutto amo i gatti (ne ho due: Sophie e Holly), i viaggi e lo shopping compulsivo e consolatorio.

Un commento su “In Galilea tra mine e bombardamenti in lontananza

  1. Pablo Bernocchi
    03/12/2013

    Grande Alice! Pablo

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