Il blog di Viola Venturelli

Racconto storie. Parlo di Startup e Lavoro. Giornalismo e Marketing. Cibo e ambiente.E di ciò che mi passa per la testa.

Cronache di viaggio. Nevica a Israele e in Palestina dopo cent’anni

neve_betlemme_palestina

Neve a Betlemme

Dopo questo lungo periodo di silenzio, eccomi a raccontarvi ancora del mio viaggio. Queste ultime settimane sono state psicologicamente stressanti. Tutto ciò che in Italia viene risolto in poche ore, in Palestina viene posticipato a “bokra”, domani. E così si rimane per giorni in situazioni precarie.
Un periodo di siccità determina la mancanza di acqua per giorni. Un temporale un po’ più forte fa immediatamente saltare la corrente e in un attimo ci si ritrova isolati dal mondo, senza luce, senza acqua calda, senza riscaldamento, senza wifi.
Nei giorni scorsi poi siamo stati alle prese con la neve. Una nevicata che così non si vedeva da cento anni.
Giovedì scorso ci siamo svegliati e Betlemme era imbiancata e paralizzata.
Arrivati a Gerusalemme ci siamo trovati in una situazione apocalittica: gli ebrei si comportavano in modo più disordinato degli arabi…a loro non farebbe piacere il paragone!
L’ordine israeliano era saltato: le persone sbandavano in macchina, procedevano in autostrada contromano e moltissimi automobilisti hanno addirittura preferito abbandonare la macchina in autostrada.
Per le strade si vedevano gli ortodossi con i sacchetti di plastica in testa per proteggere il cappello, qualcuno ha voluto provare a utilizzare un canotto come slittino.
Venerdì la situazione era peggiorata. La neve, arrivata quasi a un metro, ci ha completamente bloccato.
Saliamo in macchina e ci dirigiamo a Tel Aviv. Allo sbocco dell’autostrada ci dirottano per un’altra entrata. Arrivati al secondo sbocco, la sorpresa: la capitale non si può raggiungere.
Nonostante spieghiamo alla polizia che dobbiamo raggiungere l’Ambasciata, ci viene risposto in modo fermo e in ebraico che a Tel Aviv non ci possiamo arrivare.
L’impossibilità assoluta di poter raggiungere la capitale mi sembra assurda: primo perché, finito quel pezzo di strada che avevamo già percorso, era terminata anche la zona montuosa e da lì non avremmo trovato neve, in secondo luogo l’impossibilità di arrivare a Tel Aviv vuol dire anche non aver modo di partire dall’aereoporto di Ben Gurion.


Ritorniamo indietro e finalmente raggiungiamo il checkpoint di Betlemme. E qui l’amara scoperta: il confine è stato chiuso. Non possiamo entrarci né in macchina né a piedi, perché la polizia israeliana ha chiuso i confini palestinesi.
Ci dirigiamo verso l’altro checkpoint e anche questo è chiuso. La polizia israeliana è categorica: a casa non ci potete tornare, trovatevi un albergo a Gerusalemme.
Fortunatamente, grazie al consiglio di un abitante del luogo, riusciamo a raggiungere Beit Jala e da lì raggiungere Betlemme.
Se noi alla fine siamo riusciti a tornare, mi chiedo come abbiano fatto i turisti a partire da Tel Aviv, dove, ripeto, non c’era neve e cosa abbiano fatto le persone che non conoscono strade alternative. Credo che questo episodio sia esplicativo per farvi capire meglio il problema dei confini in questi luoghi.

Betlemme

Il cielo terso della città di Betlemme

Informazioni su aliceannicchiarico

Giornalista pubblicista, classe '86, laureata in Lettere Moderne più per passione che per lungimiranza. Più di tutto amo i gatti (ne ho due: Sophie e Holly), i viaggi e lo shopping compulsivo e consolatorio.

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